01/06/2008 - Musikbox

La musica, un'amica surreale

Dalle scuderia della Orange Park Records, giovane e brillante etichetta romana, si affaccia sulla scena musicale nazionale un gruppo destinato a far parlare di sé: sono gli Starla (Alessandro Giovannini, voce; Stefano Tarsitani e Gianluca Giordano, chitarra; Giulio Chidini, basso; Gianluca Giannasso, batteria), band capitolina, il cui omonimo debutto discografico è stato presentato il 9 Maggio al Contestaccio di Roma. Abbiamo fatto una chiacchierata con Stefano Tarsitani.

Raccontaci brevemente la storia del vostro gruppo.
“Il gruppo nasce nel 2003 come risultato delle nostre singole esperienze musicali passate. Siamo quasi tutti autodidatti, pensiamo che lo studio accademico sia importante, ma non è tutto: per avvicinarsi alla musica servono anzitutto passione, curiosità, voglia di divertirsi. Ci conosciamo tutti da parecchi anni e soprattutto con Giulio (il bassista, ndr) siamo omicida moltissimo tempo. Tre quinti di noi provengono da Roma nord e la dimensione del quartiere, l’appuntamento fisso in saletta ogni settimana è stata ed è un momento sentito fortemente da tutti: abbiamo sempre avuto una grande voglia di suonare insieme, anzi direi quasi un bisogno.”

Come crescono musicalmente gli Starla?
“ascoltando tantissima musica. Mio fratello, più grande di me, mi ha passato tutto il rock storico degli anni ’60 e ’70: dagli Who, ai Led Zeppelin, ai Velvet Underground, ai Cream, a Jimi Hendrix. Le basi sono lì anche se il nostro riferimento più immediato è sicuramente la musica degli anni ’90, quella dei Nirvana, dei Pearl Jam, degli Smashing Pumpkins. Come chitarrista, da un lato ritrovo in Jimmy Page un modello di tecnica, ma dall’altro mi sento molto vicino a uno stile più emozionale e meno virtuoso come potrebbe essere quello di Kurt Cobain o di Billy Corgan.”

Parliamo del vostro dico. Registrato ai Polis Studio di roma, è stato poi spedito oltreoceano agli Sterling Sound Studio di New York. E lì è finito nelle mani di un mostro sacro come Leon Zervos…
“quella di realizzare il processo di mastering agli sterling Sound Studios è stata un’idea della nostra etichetta che ha molto spinto in questo senso. Non sapevamo chi sarebbe stato il sound engineer fino a che non è saltato fuori il nome di Zervos e, visto il suo curriculum (Zervos vanta collaborazioni con Aerosmith, Wu Tan Clan, Maroon5, Avril Lavigne, Duran Duran, ndr), abbiamo accettato volentieri. I risultati sono stati più che soddisfacenti. Noi per primi ascoltiamo volentieri il nostro disco e credo che sia sintomatico della nostra buona riuscita.”

Le vostre canzoni affrontano temi reali e di attualità: la famiglia, il sesso, la tossicodipendenza, la globalizzazione, l’amore. Chi scrive i testi e quanto c’è di autobiografico nelle storie che raccontate?
“Siamo un po’ tutti a scrivere anche se la maggior parte dei testi sono miei e di Gianluca (l’altro chitarrista, ndr). La fase dell’arrangiamento invece è collettiva. Che ci sia materiale del autobiografico è inevitabile. Nel momento in cui scrivi una canzone cerchi di tirare fuori qualcosa di te stesso: ti metti lì, carta e penna alla mano, e i pensieri vengono così, da sé, come in un flusso di coscienza. Mi piace pensare che ogni persona che ascolta le nostre canzoni, possa ritrovarci un pezzo di sé.”

In una vostra canzone la musica è definita un’amica surreale. Cosa significa esattamente?
“la definizione in questione è mia. Amica, perché con un amico la gamma delle sensazioni che puoi provare è pressoché illimitata. Surreale, nel vero senso della parola, che scorre sotto il reale. La musica non è tangibile eppure c’è sempre: è la lingua attraverso la quale esprimi il tuo bisogno di creare, ma può anche essere il semplice accompagnamento di un momento della vita.”

A così poco tempo dall’uscita del vostro primo disco, avete già dei progetti per il futuro?
“anzitutto il 30 Maggio ci sarà alla Casa 139 di Milano una serata promozionale per l’album, mentre a Ottobre partirà il nostro tour italiano. Ci piacerebbe andare a suonare anche all’estero per testare la reazione del pubblico straniero di fronte alla nostra musica. Credo che l’esibizione dal vivo sia una fonte preziosa di ispirazione, il contatto con la gente è sempre estremamente produttivo.”

Starla, una canzone dei Smashing Pumpinks se non sbaglio…
“esattamente. Volevamo dare al nostro gruppo un nome di persone, anzi, a essere più precisi, un nome di donna. Questo ci è sembrato perfetto. Nella nostra musica percepiamo un’idea di fondo, un groove, un’essenza molto vicina alla mistica femminile.”

Pensi che sia la musica il tuo futuro? O hai soluzioni di riserva?
“non c’è bisogno che ti dica quanto sia realmente difficile sopravvivere in Italia facendo musica, e non parlo di fare i soldi, ma di viverci decentemente. Se non farò il musicista credo che diventerò un architetto, tra l’altro quello per cui sto studiando. In fin dei conti costruire un palazzo e scrivere un pezzo non sono poi due cose diverse: in entrambi i casi servono arte e creatività e la capacità di

Attach